chirrp., Lurid

I taiwanesi chirrp. tornano all'attacco con una perla shoegaze, "Lurid".

chirrp., Lurid

Anno di pubblicazione: 2024
Genere: shoegaze

L’anno scorso vi avevamo parlato dell’EP d’esordio dei taiwanesi chirrp.,"demo", che ci aveva colpito per l’urgenza creativa e la purezza abrasiva di ogni brano. Oggi la band torna con un album composto da otto tracce: quattro inediti e quattro rivisitazioni dei pezzi precedenti, riletti con un sound più rifinito, a tratti più ovattato – senza però mai perdere la forza espressiva che li contraddistingue. Anzi, in alcuni momenti questa nuova veste sembra amplificarne l’impatto.

Si passa dalle velleità indie e jangle pop di “starry night” a “running to the sun”, che – come scrivevamo nella precedente recensione – «in un mondo giusto non avrebbe difficoltà a girare nelle radio alternative britanniche». Ma va detto: in un mondo giusto, un brano come “gone” sarebbe già un instant classic della nu-gaze. Voce malinconica che si intreccia alla corrente shoegaze più sognante (dagli Slowdive in poi), chitarre massimalistiche, richiami evidenti agli anni ’90, melodia irresistibile da urlare sotto al palco.

“Loveyouso”, tra liriche eteree e slanci strumentali audaci, è tra le novità più intriganti di “Lurid”. Un suono diretto ed esplosivo, ma intriso di malinconia – una cifra espressiva che i taiwanesi maneggiano con disarmante naturalezza.

“never met someone”, la nostra preferita del primo EP “demo”, si presenta qui in tutto il suo splendore: un muro di chitarre frastagliate e spumeggianti che avvolge l’ascoltatore fin dal primo istante, voce contemplativa, testo essenziale. La sbornia rumoristica della coda strumentale mantiene intatta la sua carica emotiva, mentre i guizzi elettronici, appena accennati nella versione demo, si fanno ora più netti e strutturati.

Ci auguriamo che la band di Taipei continui a coltivare questa ispirazione travolgente e a mantenerne viva la scintilla. Perché c’è qualcosa, nel modo in cui chirrp., trasforma il rumore in carezza, che sa parlare direttamente a quella parte fragile e luminosa che ognuno di noi porta dentro.
Ed è lì che la shoegaze compie la sua magia.